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Bergamotto

Bergamotto DOP

BERGAMOTTO DI REGGIO CALABRIA D.O.P.

La botanica. Il bergamotto Citrus Bergamia Risso, appartiene alla famiglia delle Rutacee, sottofamiglia Mesperidee, genere Citrus. Alcuni ricercatori ritengono che esso derivi dalla mutazione genetica di un’altra specie quali il limone o l’arancio amaro.

Per altri è più verosimile l’ipotesi di un incrocio tra specie diverse. La pianta è sempreverde dal portamento arboreo e raggiunge normalmente le dimensioni tipiche di altri agrumi come il limone e l’arancio. La foglia è simile a quella dell’arancio, con lamina più espansa e dal colore meno accentuato. Il fiore, è simile a quello del limone, con petali bianchi e carnosi.

La fioritura ha inizio verso la fine del mese di marzo e si protrae fino a tutto aprile.Il frutto è un esperidio di forma semisferica (schiacciato ai poli) con peso medio intorno ai 200 gr. Il colore dapprima verde sbiadito e a maturazione giallo (dicembre – gennaio).

La buccia è mediamente sottile, liscia a volte moderatamente rugosa ed aderente alla polpa è ricca di otricoli in cui è presente il ricercato “olio essenziale”. La polpa è abbastanza succosa e consistente, di colore verde-giallo pallido e dal sapore caratteristico fortemente acido e amaro per la presenza di naringina.

Zona di Coltivazione del Bergamotto

La zona di coltivazione è identificabile quasi esclusivamente con la fascia jonica costiera della provincia di Reggio Calabria, compresa tra i comuni di Villa San Giovanni e Monasterace.

E’ coltivato anche in Brasile, Argentina e Costa d’Avorio ma la produzione e la qualità dell’essenza ottenuta è di scarso valore commerciale. Questa non è comparabile con l’essenza prodotta dal bergamotto di Reggio Calabria.

La coltura predilige i terreni freschi e profondi tendenzialmente sciolti e dotati di un buon contenuto di elementi nutritivi quali sono quelli di origine alluvionale generalmente localizzati ai margini delle fiumare. E’ coltivato in tre diverse varietà: Femminello, Castagnaro, Fantastico.

In Calabria la superficie oggi (anno 2009) coltivata a bergamotto è solamente di circa 1.500 Ha. La produzione media raggiunge 1000 q/anno di essenza (per ottenere un kg di essenza occorrono 200 kg di frutti).

Gli addetti del settore sono per lo più coltivatori diretti singoli o associati in cooperative, la maggior parte di essi aderisce al Consorzio del bergamotto di Reggio Calabria che si occupa, tra l’altro, di promozione, tutela e valorizzazione del bergamotto di Calabria.

L’ origine del bergamotto non è supportata da riferimenti certi. Anche per quanto attiene la provenienza geografica esistono diverse ipotesi. Si pensa che possa provenire da Cina, le isole Canarie (da cui sarebbe stato importato ad opera di Cristoforo Colombo), altre fonti propendono per la Grecia, o la Spagna e più precisamente dalla città di Berga. È probabile però che la pianta sia originara della Calabria, perché già nel XVI secolo risultano tracce di un Limon pusillus calaber e l’unico luogo dove il bergamotto fruttifica ottimamente è la breve zona descritta del territorio calabrese.

L’etimologia più attendibile è Berg-armudi, ovvero “pero del Signore” in turco, per la somiglianza che il bergamotto ha con la pera bergamotta. Il primo bergamotto di cui si ha notizia venne impiantato nelle vicinanze di Reggio Calabria da Nicola Parisi; nel feudo “Giunchi” nell’anno 1750.

L’utilizzazione del Bergamotto

Il frutto intero non è messo in vendita al dettaglio ma utilizzato nella trasformazione industriale per la produzione dell’essenza, derivante dalla buccia del frutto.

L’olio essenziale di bergamotto viene esportato in tutto il mondo in quanto considerato elemento indispensabile nell’industria profumiera internazionale. Infatti possiede la funzione non solo di fissare il bouquet aromatico dei profumi, ma anche di armonizzare le altre essenze contenute, esaltando le note di freschezza e fragranza.

Oltre che nella vasta gamma di acqua da toilette, profumi, deodoranti, chypres, fougeres, lozioni antiforfora, saponi ad alto potere disinfettante, prodotti solari, sali da bagno, dentifrici, l’essenza di bergamotto viene impiegata nell’industria farmaceutica. Il suo potere antisettico e antibatterico nella sepsi chirurgica, odontoiatria, oftalmologia, ginecologia, dermatologia, è così forte tanto da essere inserita nelle farmacopee di diversi paesi.

Il bergamotto è infine usato nell’industria alimentare e dolciaria come aromatizzante di liquori (bergamino), the, caramelle, confetture e canditi, nonché nella pasticceria a la gelateria locale.

Anticamente il frutto svuotato ed essiccato veniva usato nella regione come tabacchiera ideale in quanto aromatizzava il tabacco e nel contempo ne manteneva la giusta umidità. In alternativa la buccia del bergamotto può essere opportunamente essiccata e trattata per produrre articoli molto particolari come astucci e accessori vari.

L’essenza di Bergamotto

L’essenza di bergamotto veniva estratta inizialmente per pressione manuale dalla scorza del frutto e fatta assorbire da spugne naturali collocate su recipienti appositi, detti concoline. Nel 1844 si documenta la prima vera industrializzazione del processo di estrazione dell’essenza con l’utilizzo di una macchina per l’estrazione denominata macchina calabrese. Questa garantiva una resa elevata in tempi brevi, ma anche un’essenza di pregiatissima qualità.

Una pianta di Bergamotto

Modernamente l’essenza si estrae sempre meccanicamente con macchine dette “pelatrici”. Tali macchine “raspano” l’esterno del frutto in corrente d’acqua ottenendo un’emulsione convogliata in centrifughe che separano per differenza di peso specifico l’essenza dall’acqua.

Attraverso il processo di “defurocumarinizzazione” è possibile ridurre notevolmente il Bergaptene (5-MOP).

Questa è una furocumarina fototossica che per esposizione al sole può provocare ustioni anche agli strati cutanei più profondi.

Oltre gli aspetti culturali, sono rilevanti gli aspetti della commercializzazione dell’essenza che addirittura producono fermenti economici. Questi hanno grande importanza nell’industria profumiera di tutto il mondo.

Oltre la valenza economica, la straordinaria ed esclusiva ambientazione del bergamotto nella fascia costiera reggina rende questa coltura una realtà di enorme prestigio per l’intera Calabria.

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Scopri L' Asiago DOP

Asiago DOP

CENNI STORICI DELL’ASIAGO

Il luogo di origine dell’Asiago coincide con la zona che gli dà il nome: l’altopiano di Asiago. Anche la tecnica casearia ha origini locali, già nell’anno mille l’altopiano dei sette Comuni era infatti rinomato luogo di pascolo delle greggi, da cui si ricavava ottima lana e un gustoso formaggio di pecora.

Ne è traccia l’uso ancora oggi in voga tra i vecchi montanari del luogo di chiamare col termine dialettale di “pegorìn” l’attuale Asiago, pur essendo questo, oggi prodotto esclusivamente con late vaccino.

AREA DI PRODUZIONE DELL’ASIAGO

Intero territorio amministrativo delle province di Vicenza e Trento, parte delle province di Padova e Treviso.

CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO

Formaggio a pasta semi cotta, prodotto con latte vaccino.

Il disciplinare prevede due tipologie di Asiago: l’Asiago d’allevo e quello pressato che si differenziano per le modalità di stagionatura. La pasta si presenta a struttura compatta con l’occhiatura che diviene più marcata con la maturazione, il colore può variare dal bianco al giallo paglierino. La crosta esterna è liscia e regolare nell’asiago d’allevo, mentre è elastica e sottile in quello pressato.

La varietà d’allevo ha un sapore dolce che diviene fragrante con la stagionatura, mentre l’asiago pressato ha un sapore più delicato e gradevole, meno deciso. Le forme sono cilindriche a facce piane con scalzo diritto o leggermente convesso con un peso variabile tra gli 8 e i 15 chilogrammi; le forme della varietà pressata sono maggiori di quelle d’avello.

TECNICHE DI PRODUZIONE

L’Asiago d’Avello viene prodotto con latte proveniente da due mungiture, di cui una scremata per affioramento o da una sola mungitura, parimenti scremata per affioramento. La coagulazione del latte avviene ad una temperatura di circa 35°C per un periodo di tempo variabile dai 20 ai 30 minuti.

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Dopo la rottura della cagliata, che si effettua con la lira o lo spino, si procede alla cottura. La cagliata viene poi estratta, modellata in fascere prima di legno e poi di plastica, che imprimono il marchio di origine. La salatura può essere effettuata a secco o in salamoia leggera.

Il formaggio deve essere maturato per un periodo massimo di due anni, a seconda della durata di detto periodo l’asiago può prendere il nome di mezzano (stagionato per un periodo di tre – cinque mesi), oppure di vecchio se matura per almeno nove mesi.

L’asiago pressato viene prodotto di solito nei grandi caseifici di pianura solo con latte intero seguendo la stessa tecnica di produzione di quello d’avello. La pressatura, però, avviene in pasta e può essere ultimata dopo la pressatura.

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Ecco a voi Aglio di Voghiera

Aglio di Voghiera

L’ Aglio di Voghiera rappresenta un vero e proprio prodotto di nicchia che, nel territorio Ferrarese ha permesso alle aziende produttrici del prodotto di avere fino ad oggi un reddito garantito grazie alla sua grande fama.

Aglio di Voghiera : Territorio di produzione

Nel territorio del comune di Voghiera viene prodotto oltre il 60% dell’Aglio di tutta la provincia di Ferrara; L’aglio di Voghera è ha una pezzatura ottima ed omogenea, caratteristica e unica di questa tipologia di Aglio. Il colore delle speccie è bianco e lucente e la resa per ettaro di produzione è buona ed attualmente in crescita arrivando a 100 quantuali in totale nel consorzio.Aglio di Voghiera è unico fra tutti gli agli

A scopo di valorizzazione di questa produzione di Voghera, l’Amministrazione Comunale Locale ha iniziato una attività di promozione massiccia del prodotto. Fin dagli anni 90 ad oggi attraverso mostre, eventi e  manifestazioni propagandistiche si sono susseguite. Questo piano di sviluppo e pubblicità ha riportati agli antichi fasti l’Aglio di Voghera anche a livello nazionale.

Il Lavoro del consorzio dell’Aglio di Voghiera

Nell’anno 2000 si è costituito il Consorzio Produttori Aglio di Voghiera. Il Consorzio, fin dai suoi albori si è prefissato come scopo ed obiettivo di raggiungere il riconoscimento da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del Marchio DOP (denominazione di origine protetta) assieme all’iscrizione del seme Aglio di Voghiera all’E.N.S.E. (Ente Nazionale Sementi Elette).

Per il raggiungimento questo scopo è stata messa in atto una collaborazione stretta insieme all’Università degli Studi di Ferrara, grazie al Dipartimento di Scienze Farmaceutiche. La collaborazione ha lo scopo di delineare quelle che sono le caratteristiche biomolecolari e merceologiche dell’Aglio di Voghiera. Sono stati messi a disposizione da parte degli associati al Consorzio Produttori Aglio di Voghiera campi sperimentali per randomizzare le tre linee migliori di aglio prodotte nel territorio Ferrarese.

L’Aglio di Voghiera è una tipologia molto apprezzata in tutto il mondo. La sua produzione si sta incrementando sempre più in modo di aumentare ancora di più L’export e favorire l’economia locale.

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